Logica, razionalità e impegno
Da un po medito un intervento del genere. Voglio parlarvi du una delle mie (molteplici) passioni, che in questi ultimi mesi mi ha preso abbastanza, permettendomi di passare dal livello schiappa-principiante al livello “so cos’è una partita italiana!”. Da questa mia ultima affermazione, pochi di voi avranno capito che sto parlando del nobil giuoco, del gioco dei re, degli scacchi insomma!
Come non dedicare un intervento all’ammaliante piano di 64 quadrati, occupati per metà da misteriose (per molti) figurine di legno o simili? Eccoci qua dunque, vi invito, anche se non conoscete, anzi proprio se non conoscete il gioco, a continuare la lettura. Chissà che non iniziate anche voi a giocare! :)
Probabilmente il primo commento che avrete fatto sarà stato qualcosa di denigrante, qualcosa del tipo “Non mi interessa questo rompicapo, è noioso!”. Ma già qua sbagliate. Gli scacchi non sono ne un rompicapo, ne tantomeno sono noiosi! Vediamo perchè:
Rompicapo?
Macchè! Diciamo che in una certa misura possiamo paragonare gli scacchi ad uno spartito musicale. A chi non è dell’ambiente, a chi non ha mai esercitato, a chi non è pratico, uno spratito musicale può sembrare macchinoso, lento, astruso. Ma una volta presa la giusta confidenza, una volta che abbiamo appreso come decifrarlo e, nota bene, lo sappiamo decifrare come sappiamo leggere queste righe, lo spartito si trasforma istantaneamente in musica, diventa una lingua. Parallelamente gli scacchi devono essere decifrati. E’ allo stesso modo un processo lungo, ma una volta che iniziamo a studiare il “codice” dietro alla scacchiera cominceremo ad imparare a decifrare le posizioni. Allora, come per lo spartito, le nostre partite non saranno più un insieme di mosse mnemoniche, ma saranno invece il risultato di un armonico movimento vincente…o perdente! :) Quello che conta, è che mano a mano giocare delle partite diventerà sempre più naturale, sempre più bello e sempre più soddisfacente.
Noiosi?
Altro luogo comune da sfatare. Gli scacchi non sono affatto noiosi. In realtà il problema è opposto. E’ la gente che vuole tutto e subito. Non siamo più abituati a sforzarci, a spremere le meningi, ad usare la testa. Una regola fondamentale degli scacchi è che essi ci danno indietro tutto quello che noi diamo loro. E’ scontato dunque che se ci limitiamo a provarli con diffidenza, così per caso, perchè non abbiamo altro da fare, ci risulteranno “noiosi”. Sfido io.
E’ necessario dunque toglierci di dosso quella serie di pregiudizi che ci portiamo addosso contro questo magico gioco, che ha appassionato e continua ad appassionare migliaia di persone. Vi ho già premesso che gli scacchi ci danno indietro solo quello che noi gli diamo. E’ scontato quindi dire che per progredire negli scacchi, come in qualsiasi altra disciplina, è necessario allenamento. Ci tengo a sottolineare che questo allenamento non è fine a se stesso, ma esso aiuta a potenziare parti del cervello molto importanti per le normali attività quotidiane (elaborazione delle informazioni, memoria, concentrazione, logica) quindi anche se per esempio studiate può farvi molto comodo.
Come inziare
La cosa migliore indubbiamente sarebbe avere un maestro. Ma vi garantisco che la strada da autodidatta si può intraprendere più che facilmente. L’importante tuttavia è avere un riferimento. Dunque, per iniziare, direi che due sono le cose indispensabili: una scacchiera e un buon manuale! Ah, e anche la voglia ovviamente! :)
Per la scacchiera il mio consiglio è di acquistare una scacchiera delle più semplici possibili, dove i pezzi siano facilmente distinguibili, il nero e il bianco siano ben marcati e che vi permetta di concentrarvi sul gioco. Per il libro, se siete principianti il consiglio è tra due volumi:
- Lezione di Scacchi di Averbakh-Bejlin
- Lezione di Scacchi di Alvise Zichichi
Questi due ve li consiglio perchè li ho potuti vedere. Il primo presenta un approccio più discorsivo e meno “professionale” all’argomento, quindi forse se non avete mai avuto a che fare con gli scacchi andate sul sicuro! Il secondo tuttavia lo ritengo molto più completo, e vi guiderà ben oltre gli argomenti presentati nel primo volume. Un libro di scacchi vi aiuterà a capire come risolvere le posizioni più solite, come decodificare una posizione, come giocare insomma.
Pratica, pratica, pratica
Ma nonostante la teoria sia importante quello che conta altrettanto è la pratica. Quindi giocare tanto, senza paura o vergogna di perdere, ricordandosi che si impara più da una partita persa che da una vinta. Infatti quando vinciamo, non ci fermiamo mai a cercare di capire dove si è sbagliato, mentre quando si perde si riguarda la partita, si cerca di capire quando e come ci siamo imbarcati per un viaggio di non ritorno verso l’isola dello scaccomatto. :)
Insomma, concludendo, se volete provare, fatelo! Non ve ne pentirete! :)
29 settembre 2008 alle 20.27
Uh, che bello…un argomento di cui capisco qualcosa!! Anche il paragone con la musica più o meno mi risulta chiaro…chissà come mai! Beh, però hai dimenticato di scrivere che dai a tutti gli interessati lezioni gratuite sull’argomento, no? Infondo sei un maestro dei migliori (almeno da questo piccolo punto di vista). Dopo questo commento gentilissimo (e tutti i soldi che mi hai dato per farlo ;)) mi ritiro allo studio di cose meno divertenti dei suddetti.
Clara
Ah, se un giorno volessi giocare portala tu la scacchiera che la mia è in Polonia……………….lol
30 settembre 2008 alle 14.28
In realtà le lezioni le do anche ai non interessati, qualcuno ne dovrebbe sapere qualcosa…
Non so se prendere sul serio il “maestro dei migliori”, ma eventualmente devo precisare di essere in assoluto una schiappa… xD
17 ottobre 2008 alle 11.46
Nimzowitsch?
17 ottobre 2008 alle 18.17
Ancora troppo difficile per me! :)